4 Febbraio 2008...2:18 pm

Playlist

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La musica è una delle fissazioni di Riccardo Zanetti. È più di un hobby, quasi un’ossessione, un modo per assaporare meglio la vita. Nel corso della storia gli capita di ascoltare nove pezzi, di vari autori e di vari generi, soprattutto jazz, una playlist ottima per accompagnare la lettura oppure per ricordare qualche momento, oppure soltanto per gustare un po’ di buona musica.

It never entered my mind: Ballata immortale scritta nel 1940 da Richard Rodgers (con le parole di Lorenz Hart) per il musical “Higher and Higher”. Riccardo ascolta appena svegliato, nel primo capitolo, la versione registrata nel 1956 da Miles Davis che si trova nel disco “Workin’ with the Miles Davis Quintet” edito dalla Prestige tre anni dopo. Da notare la nota leggermente dissonante che volteggia in equilibrio al trentacinquesimo secondo.

Angie: Quinta traccia di “Goat’s Head Soup” l’album dei Rolling Stones datato 1973 disponibile in tantissime, forse troppe raccolte, una delle quali suona sul piatto di Federica Furini durante il primo interrogatorio informale. Grande la voce di Mick Jagger ma ancora più grande la chitarra acustica di Keith Richards alla cui compagna è dedicato il pezzo.

Rimmel: Apre l’LP omonimo di Francesco De Gregori con un giro di pianoforte indimenticabile. Questo pezzo, che ha molto a che fare con quello che manca, è Cristina Orlandini che lo fa ascoltare a Riccardo Zanetti in una pausa di lavoro e da quel momento lui ogni volta che la sente non può non ripensare alla nonna che lavora a maglia seduta su una poltrona di fronte ad una radio di quelle enormi con gli sportelli di legno.

Autumn leaves: Standard Jazz tratto un pezzo francese del 1945, “Les feuilles mortes” scritto da Joseph Kosma con le parole di Jacques Prévert. Riccardo ascolta le versione del trio di Keith Jarrett che si trova in “Standard vol.1” mentre cucina una zuppa di legumi che sostiene essere notevole. Il pezzo di sicuro lo è.

Lazy moon: Versione incredibilmente affascinante di un pezzo dance dei Groove Armada inciso da Gianluca Petrella con il suo “Indigo Quintet”. Da l’idea di cosa si può fare con un trombone.

Anthropology: Altro standard Jazz, scritto da Charlie “Bird” Parker e inciso da innumerevoli artisti. Riccardo regala a Federica Furini una copia di “Shades of Chet”, omaggio di Enrico Rava e Paolo Fresu alla tromba immortale di Chet Baker che contiene una strepitosa versione in cui le due trombe duettano alla grande.

1940: Qui Riccardo Zanetti passeggia ancora fra le suggestioni di Francesco De Gregori. Questa volta però è un pezzo pocco conosciuto, seconda traccia di “Alice non lo sa” del 1973, in cui storia e poesia si sposano in modo magistrale.

La dolce vita: Colonna sonora del film omonimo eseguita da Enrico Rava in un disco in cui omaggia il grande cinema italiano e le sue colonne sonore.

Cantaloop (Flip fantasia): L’originale di questo pezzo, firmato Herbie Hancock, è già un capolavoro. La versione Acid degli “US3” è forse anche migliore. “Funky funky, how…”

3 Commenti

  • Proviamo a immaginare la playlist di Catalano? e quella di Cristina? Ogni uomo è specchio della sua musica.

  • Quella di Catalano è difficilissima… cazzarola… però ora ci penso… chissà che robaccia si sente… Quella di Cristina è più semplice direi che potrebbe spaziare da “Occhi da orientale” di Silvestri e “Mia” di Gatto Panceri, passando ovviamente per “Rimmel” che fa ascoltare a Riccardo passandogli le cuffie quasi come ne “Il tempo delle mele”

  • “Mia” di Gatto Panceri???…che strana canzone…forse Cristina Orlandini in quella canzone ci vede un senso d’ appartenenza verso qualcuno…e questo, attrae nella stessa misura in cui spaventa..e di Riccardo Zanetti cosa ci dici??? quali sono le cose che appartengono a lui o alle quali sente di appartenere????


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