“Non possono concorrere le opere di carattere saggistico, graphic novels, truecrime, antologie di racconti e opere pubblicate da editori a pagamento.”
Recita così il regolamento 2009 del “Premio Letterario Giorgio Scerbanenco” e io mi trovo assolutamente d’accordo con la loro scelta. Ovviamente sto parlando dell’esclusione delle opere pubblicate da editori a pagamento. Ma come si fa a dimostrare che si è pubblicato il proprio romanzo per una casa editrice che non chiede soldi? Se si tratta di editori grandi, medio, o anche medio-piccoli non c’è problema; nessuno si sognerebbe di pensare che Lucarelli abbia pagato Einaudi per farsi pubblicare “L’ottava vibrazione” oppure Carlotto per dare alle stampe “L’amore del bandito”. Ma se il proprio romanzo, magari di esordio viene stampato per una casa editrice poco conosciuta?
Io per partecipare al premio ho scritto e firmato una dichiarazione in cui attestavo di aver pubblicato senza pagare e senza vincolarmi al riacquisto di copie, e in cui mi impegnavo eventualmente a dimostrarlo presentando il contratto. Certo però è sempre un’autodichiarazione che potrebbe anche essere considerata insufficiente dalla segreteria. Il confine tra editoria tradizionale ed editoria a pagamento, pur molto evidente nel merito dell’attività è molto labile nella forma. Eppure questa situazione colpisce proprio giovani esordienti e piccole case editrici. Non sarà arrivato il momento che si organizzi in qualche modo una difesa?
“Sellerio” su Internet Bookshop ha a catalogo 67 titoli editi nel 2009, di cui 20 riedizioni in economica. Insomma ha pubblicato ad occhio e croce 47 titoli. Non ho idea della struttura che ha ma la qualità che può garantire più o meno si intuisce. Sempre su Internet Bookshop “Il filo” ha a catalogo invece 640 titoli editi nell’anno in corso. Per garantire una qualità analoga dovrebbe avere una struttura almeno dieci volte più grande, in grado di pubblicare più di 15 titoli a settimana, ma credo che questa ipotesi nasconda malamente il suo essere paradossalmente provocatoria. Ne faccio un problema di qualità perché credo che proprio qui stia il problema, anche perché è chiaro che è legittimo pubblicare chiedendo all’autore di coprire i costi come anche materializzare in qualche modo i propri sogni di scrittura.
La mancanza di qualità che si nasconde dietro libri pubblicati da chi non può garantire qualità è il motivo per il quale la segreteria del “Premio Letterario Giorgio Scerbanenco” ha deciso di escludere la partecipazione di romanzi pubblicati a pagamento. Pagano tutti per l’assenza di qualità nel processo “industriale” la cui responsabilità grava sull’imprese editoriale. Ancora la mancanza di qualità nel processo di selezione è quella che permette di riversare sul mercato migliaia di romanzi il sui destino non dovrebbe essere quello di essere pubblicati, con l’unico effetto di diluire la visibilità di quelli meritevoli. La mancanza di qualità nel processo di editing è quella che non permette all’autore di affinare le proprie capacità e che pregiudica al libro di poter esprimere meglio le sue potenzialità. La mancanza di qualità è un rischio da quale molte industrie di consumo hanno cominciato a difendersi. Non sarà mica il momento che cominci anche quella editoriale?
