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Una copia dell’ultima versione di “Quello che manca” sta circolando tra le persone a me più vicine e qualcuna mi ha lasciato una breve “recensione”.
20. Cesare Dornetti: Io non sono un assiduo lettore di gialli, ma devo dire che “Quello che manca” mi ha fatto un po’ ricredere su questa scelta. Forse per le sue sfumature psicologiche, forse per i riferimenti a me noti, questo non lo so dire. La lettura si districa con facilità tra i fatti, i personaggi e il carattere della città. L’unico difetto è che finisce troppo presto. Bravo Paolo.
19. Silvia Siddi: Il libro mi è piaciuto, in particolare per il tema trattato che trovo attuale, le relazioni e la complessità di viverle e con l’obiettivo di ricerca di una continua serenità interiore. Bravo Paolo continua! In bocca al lupo!!!
18. Raffaella De Lazzaro: Mi ha colpito la copertina;la donna che,anche se si vede solo per un pezzo,e’molto imponente ,presente e protagonista.Riccardo Zanetti,uomo dai sentimenti onesti e profondi,che vive in una Roma che sta cambiando, forse in peggio.Sembra quasi non ci sia piu’ tempo per pensare, ascoltare,fermarsi.Il colpevole si trova in un attimo senza curarsi di avere ragione o torto.L’onesta’ e’ relativa per molti,ma non per Riccardo Zanetti. Come facciamo a trattenere le persone che amiamo?Non possiamo,non dipende da noi e non e’ perche’ non ne siamo capaci, sono loro che non sono capaci di restare..L’importante e’ che quello che manca non manchi per molto e che si trasformi in un meraviglioso futuro. La mia firma si e’ posata sulla pagina in cui parli di Rimmel,canzone a me cara: mi avvolge nei momenti di freddo come un cappotto e mi trasporta con le sue pause dove non esiste tempo. Certo e’ stato un peccato che il sogno di Riccardo Zanetti con Federica non si sia trasformato in realta’..dopotutto e’ lui il protagonista..forse non sa’ ancora di esserlo.
17. Laura Signani: Mi capita talvolta, se una lettura mi coinvolge in modo particolare, che quando arrivo oltre la metà del libro, mi trovi spesso a saggiare con le dita, mentre leggo, lo spessore delle pagine che mancano, sperando di trovarne ancora abbastanza. Con il tuo libro mi è successo…e mi sono trovata a pensare che le pagine scorrevano troppo in fretta, e probabilmente il tuo era uno di quei libri che ti dispiace finire di leggere, perchè poi ti resta una specie di nostalgia…”ti mancano”. E così è stato. L’ho letto molto in fretta ma, confesso, l’ho voluto tenere ancora, e mi sono presa il piacere di rileggermi qui e là i pezzi che mi sono piaciuti in modo speciale. Ci sono in giro nel testo delle “perline” di rara illuminante sensibilità e felicità espressiva, che già da sole, per quanto mi riguarda, “tessono” da sole l’ordito del romanzo…e me le sono volute gustare.
Mi è piaciuto molto il protagonista, questo carabiniere dal sentire delicato, così poco “pretoriano con la sirena”, con la sua splendida sensibilità che si traduce qualche volta in buffa goffaggine… e che è allo stesso tempo così coraggioso… non tanto per l’impresa di imbucarsi da solo (fuori ordinanza!) in un appartamento dove forse si nasconde un freddo assassino, ma molto più per il saper/voler guardare così limpidamente e talvolta dolorosamente dentro di sè…
E’ inutile dire, ma lo dico lo stesso, che mi è piaciuto anche riconoscere dei tratti fortemente familiari in certe notazioni, in certo modo di “vedere”…
Molto ben dosata la costruzione del romanzo, con questa armonia di suoni raffinati e sceltissimi, di colori e “quadri ” di quartieri a me conosciuti della città e personaggi, con la trama della storia che si intreccia con la vicenda sentimentale di Riccardo.
Forte te l’hanno già detto, ma spero di regalare questo libro quanto prima. Bravo davvero!
16. Federica Nonni: Sono molto contenta di aver letto questo libro perchè mi ha regalato dei momenti di spensieratezza nel viaggio per le vie di Roma, immaginando quale scorcio, angolo venisse descritto nel capitolo successivo. Ho firmato l’ultima pagina ma le avrei volute firmare tutte… ogni pagina ed ogni frase mi ha lasciato qualcosa…
15. Ida Bianco: Il libro ha una “freschezza” notevole: è originale e mi ha colpito molto la tua capacità descrittiva… i personaggi, la città, le relazioni tra i personaggi, per come raccontati, sembrano acquistare una forma reale rompendo le righe del libro. Ho apposto la mia firma sulla pagina in cui dici che sognare non costa nulla.. è un pensiero che condivido e che da sempre porto avanti con una strenua convizione. E da sognatrice ti auguro di non smettere mai di sognare e di inseguire i tuoi sogni senza arrenderti mai anche quando diventa difficile. Un grosso in bocca al lupo per la pubblicazione e spero di conoscerti presto (beh se è vero quanto dice Patrizia che Riccardo ti somiglia molto..allora bisogna completare le presentazioni!!!).
14. Bruno Leoncini: Caro Paoletto, ho tenuto il libro per una settimana (credimi, è un record!) ed ho vissuto momenti altalenanti nella lettura. Mi sono calato nelle vie di Roma con te, vie che conosco a memoria, e mi ha fatto piacere almeno un riferimento al mio quartiere, molto lontano dalla zona di svoglimento della trama. Soprattutto mi sono goduto le descrizioni musicali. Mi piacerebbe sapere come le vive chi non suona, cosa ci vede, se le salta a piè pari o se riesce a cogliere il significato di quello provi a descrivere. Per non parlare del povero Marcello (o Marione che dir si voglia) e del mondo che rappresenta, mondo che, come te, vivo e frequento. La cosa che più mi ha colpito è che credevo di conscerti meno, invece ho trovato mille riferimenti alla tua vita, alle tue storie ed alle tue assurde fissazioni. Dato che non sono un gran lettore mi sarebbe piaciuta una trama più avvincente; a differenza di altri lettori avrei gradito un finale diverso, ma non dico altro per evitare anticipazioni. In conclusione: chi crea qualcosa, che sia scritto, musicato o dipinto, merita rispetto, perchè mette la propria interiorità di fronte al giudizio del prossimo. Tra un brindisi e l’altro, sabato sera, ho anche parafrasato il senso del tuo libro, brindando in questa maniera: “la differenza tra ciò che siamo e ciò che eravamo è ciò che avremmo potuto essere!” Un abbraccio e in bocca al lupo. Bruno
13. Luana Pilo: Caro Paolo,ho finito ieri “Quello che manca”. L’ho letto in tre notti e ti giuro che ultimamente dopo lo studio e il lavoro raramente riesco a tenere gli ochhi aperti e la mente così attenta per leggere…ma la curiosità ha avuto il sopravvento.Sono davvero contenta di averlo letto ed è inutile sottolineare quanto mi sia piaciuto. “Quello che manca”non è solo un giallo, dietro c’è molto di più…scorci di una città magica come Roma,il senso di inadeguatezza che tutti prima o poi proviamo, il domandarsi se la scelta che si è fatto sia quella giusta.. e questo mio elenco potrebbe riempire intere pagine. Mi son sentita per tutti questi motivi vicina e simile a Riccardo Zanetti, alla sua nostalgia, alle sue incertezze e ai suoi pensieri. Quello che manca è la pubblicazione di questo libro e siccome quello che manca “da un altro punto di vista potrebbe diventare semplicemente quello che deve ancora accadere”, aspetterò di poter andare in una libreria, magari nei pressi di uno di quei luoghi romani a me così familiari e descritti da te così bene (che per un momento mi è sembrato di camminare o star in macchina accanto ai tuoi personaggi), per comprare e poter regalare il tuo libro. Grazie Paolo, Luana
12. Alessandra De Luca: Mi è piaciuto, mi è piaciuto molto. Meno logoro e logorato dell’avvocato Guerrieri, più cittadino del commissario Montalbano, il maresciallo Zanetti è unanimemente atteso per una nuova indagine, magari a Milano (chissà che non riesca a coglierne un accenno di familiarità come per la Roma descritta), con la stessa capacità di percepire e sintetizzare situazioni e sensazioni senza scivolare nel luogo comune.
11. Patrizia Bonardo: “Quello che manca”, bellissimo titolo, e “Copie in viaggio”, proprio una bella idea! E immersa nella lettura, che scorreva meravigliosamente fluida trascinandomi, anche a me è sembrato di essere in viaggio! Un viaggio, accompagnato dalle affascinanti note della musica jazz, tra le vie e gli scorci dell’amata Roma, ma anche e soprattutto nella vita, nei pensieri, nelle emozioni di Riccardo/Paolo (è stato bello e buffo riscoprirti nel protagonista!). Peccato che in un batter d’occhi il viaggio sia terminato….in realtà, spero si tratti solo di una breve interruzione e che ben presto potrò riprendere il viaggio e scoprire quello che c’era meno quello che c’è che deve ancora accadere! (Già mi aveva colpito la tua riflessione iniziale “quanto fa quello che c’era meno quello che c’è: quello che manca”, hai fatto però centro quando, cambiando la prospettiva a questa, hai aggiunto che quello che manca può essere anche quello che deve ancora accadere!).
10. Giulia Calò: Quello che manca. Baudelaire riteneva fondamentale che l’incipit di un romanzo sapesse catturare e trattenere il lettore, parlava di quella complicità tra il romanziere ed i suoi lettori che si sarebbe dovuta instaurare prima ancora che lettura fosse iniziata. Ma non tutti gli autori sono stati scaltri e attenti a saper cogliere le potenzialità di tale incipit. Paolo lo è stato. Quello che manca ha un inizio introspettivo, intimo, appartiene al lettore, lo si sente vicino. Nel suo insieme il romanzo è un coinvolgente ed appassionante giallo condito con note di intensa ma gradevole introspezione e bizzarri riferimenti al vero. E’ un thriller intrigante con la grande capacità di coinvolgere. Ha una trama realistica e soprattutto sviluppata in maniera semplice. I personaggi sono veri, a partire dai “cazzarola” e tratteggiati con attenzione, descritti in modo eccellente. Così come le varie scene, le riflessioni del protagonista, le ambientazioni ed i dialoghi sempre scorrevoli. Un libro che mi sento di consigliare a chi ama leggere romanzi con un’anima e a chi apprezza gli scrittori che sanno scrivere. Un libro, insomma, che si leggerebbe in una notte! Complimenti Paolo!
9. Claudia De Roma: Ho letto con vorace interesse e coinvolgimento la vita di Riccardo Zanetti e dei personaggi che ruotano intorno a lui. Quello che manca non è soltanto la differenza tra quello che c’era meno quello che c’è ma anche quello che deve ancora accadere..geniale l’idea di queste parole. Spero di rileggerlo, di poterlo vedere su uno scaffale di una libreria e di poterlo comprare. Spero di leggere cosa accadrà a Riccardo Zanetti dopo questa prima avventura, perchè quello che accadrà mi sembra già oggi e il secondo romanzo è atteso prima ancora di essere scritto…
8. Giancarlo Gallitelli: Questo libro è un mix ben dosato di vizi e virtù di questa città e dei suoi abitanti: concessionarie, SUV, “cocco”, belle donne, il mondo parallelo delle radio dedicate al calcio. E poi c’è l’altro mondo, quello che sembra essere più delicato: il mondo di Zanetti, delle sue passioni che a volte si sovrappongono al lavoro, del Jazz, della musica suonata e ascoltata, di presenze femminili del presente e del passato. C’è molto di te in questo personaggio nelle divagazioni sul cinema (rif. “la decima vittima”), negli esercizi musicali, negli strumenti che non ti regalano un c.., dei concerti alla Palma e delle presenze/assenze femminili, delle citazioni musicali.
7. Paco Dell’Anno: Marquez una volta disse:” “La prima frase è decisiva. Ogni libro dipende dalla prima frase. Ho impiegato anni a trovare le parole giuste per cominciare “Cent’anni di Solitudine”…”. Le prime sette righe di “Quello che manca” sono impreviste, lancinanti, geniali, di grande potere. Come disse Ben Parker al nipote Peter, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
6. Valeria Bonifazi: Originale l’idea delle copie in viaggio, stupenda l’immagine della copertina, bellissimo il titolo e il suo significato. Le pagine del libro scorrono veloci e sembra quasi che sia la trama l’elemento accessorio del libro quando cammini insieme ai personaggi tra i quartieri di Roma e ascolti la musica che ama il protagonista. La storia è come un fluido che si addensa e si scioglie in base all’intensità del momento. La suspance delle ultime pagine porta a leggere il libro tutto d’un fiato, ma le emozioni più forti sono scaturite da tutte le riflessioni dedicate a “quello che manca”, brevi ma piene di significato che si conficcavano nella testa del lettore come freccette.
5. Silvia Pibiri: Al caro Paolo vanno i miei complimenti, non ero a conoscenza di questa tua passione per la scrittura… mi raccomando continua a coltivarla!!! Ti ho rivisto in alcuni lati del personaggio e ciò mi ha divertito parecchio. Oltre alla storia e al modo fluido in cui è scritta, è stato bello poter percorrere e immergersi in alcune zone di Roma che di solito vedo con occhi diversi, è stato bello poter percepire tra le righe la tua passione per il jazz.
4. Carolina Cutolo: L’ho letto tutto d’un fiato, e non sono neanche un’appassionata del genere. Lati negativi: il finale tiene ma l’autore avrebbe potuto sfruttare meglio il colpo di scena, forse però è una scelta precisa per non conformarsi al cliché del finale a sorpresa, in questo caso encomiabile comunque il tentativo. Lati positivi: il protagonista, nella sua umanità e malinconica goffaggine, è appassionante; belle le descrizioni delle canzoni e degli strumenti nel jazz e i paralleli con quello che accade nella storia; belle le descrizioni degli ambienti, le vie e gli scorci di Roma, gli interni degli appartamenti, il luogo del delitto, mentre si legge sembra di stare lì e guardarsi attorno; bella la struttura, che tradisce solo a uno sguardo attento il grosso lavoro che c’è dietro, la lettura scorre fluidamente ma soprattutto grazie a una costruzione della narrazione che di certo ha richiesto molto, molto lavoro, si vede che chi scrive conosce molto bene il genere e ha letto parecchio; la cosa più bella del libro comunque, a mio parere, sono alcune singole frasi ed espressioni felicissime sparse qua e là; per finire, il titolo è bellissimo. Complimenti ammirati.
3. Antonella Saddi: Ho letto “Quello che manca” senza usare il segnalibro, cioè in un tempo molto breve. Questo significa che è stata una lettura piacevole, la storia è ben costruita e avvincente. I riferimenti alla musica jazz mi hanno fato sentire un po’ a casa. Il protagonista ha qualche ossessione ma ha ancora molto da dire e da scoprire. Ci sono molti elementi che fanno pensare che questo potrebbe essere il primo di una serie di fortunati episodi.
2. Federica Esposito (grazie per la correzione delle bozze): Un romanzo liquido, dalla piacevole lettura, colorato da simpatici riferimenti alla vita dell’autore, che propone i sapori e i colori della Roma contemporanea. La figura chiastica del protagonista, “Riccardo De Lazzaro / Paolo Zanetti”, rappresenta la ricerca di equilibrio tra il razionale, l’inconfutabile e l’emotivo, sfogo dei piaceri e delle sensazioni cui ci si abbandona per ritrovare se stessi oltre il ruolo quotidiano. Un omicidio lo spunto per il protagonista prima, e per il lettore poi, per scoprire quello che manca, in una ricerca catartica della verità, della giustizia, ma, soprattutto, dell’amore.
1. Ilaria Giardina (grazie per la correzione delle bozze): Un carabiniere idealista, una collega comprensiva, un venditore d’auto snob, un tifoso romanista e, naturalmente, una femme fatale. Sullo sfondo di una Roma apparentemente crudele, ma molto amata, i personaggi si intrecciano sulle note di un’ironia sottile, di sogni inespressi, di rimpianti che ancora fanno male. Un giallo, ma anche un diario sentimentale, che coinvolge in maniera imprevedibile, proprio come quei ritmi, sempre presenti, dell’intramontabile jazz di Miles Davis e Gianluca Petrella.
16 Commenti
5 Dicembre 2007 alle 2:16 pm
Ciao Federica,
ora mi hai intrigato con la faccenda del “romanzo liquido” e non faccio altro che analizzare gli stati di tutto ciò che mi circonda. rapporti gassosi, relazioni solide, va bene, ma perchè? perchè è liquido “Quello che manca”?
Paolo
5 Febbraio 2008 alle 2:20 pm
Marquez una volta disse:” “La prima frase è decisiva. Ogni libro dipende dalla prima frase. Ho impiegato anni a trovare le parole giuste per cominciare “Cent’anni di Solitudine”…”.
Le prime sette righe di “Quello che manca” sono impreviste, lancinanti, geniali, di grande potere.
Come disse Ben Parker al nipote Peter, “da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
5 Febbraio 2008 alle 2:39 pm
Ciao Paco
intanto ti ringrazio per il commento che spazia da un nobel fino all’uomo ragno… pensa che mi hai messo voglia di andare a rileggere le prime sette righe… sarà il potere della parola…
Paolo
5 Febbraio 2008 alle 11:28 pm
Da tempo aspettavi il mio commento sul libro.
Stasera, in attesa del risultato delle primarie, mi va di scrivere.
In mattinata, a dire il vero, avevo già iniziato a scrivere qualcosa, ma mi ero fermato tra una scadenza e una riunione del primo pomeriggio.
Proprio pochi minuti fa, mentre cercavo nel panorama del beat italiano anni ‘60
qualche brano da proporre alla nostra band ‘nzist, mi sono imbattuto in uno sito
di cover (è abbastanza famoso e googleezzato http://musicaememoria.altervista.org/covers_lista.htm).
“Pregherò=Stand by me” e fin quI ci siamo; ho scoperto che c’era un gruppo che si chiamava “QUELLI”.
A un certo punto salta agli occhi il nome di Augusto Righetti, un cantante del periodo beat che con il suo gruppo, Le Ombre, si era specializzato in cover e traduzioni dai Beatles.
Indovina come si intitola la versione italiana di “Paperback Writer” (lato A di un singolo del ‘66 e contenuta in più raccolte ufficiali)?
“QUELLO CHE MANCA”…chiaramente la curiosità è figlia di youtube ed ecco il link http://it.youtube.com/watch?v=gOFpxgOs-1I .
Augusto Righetti è un bel nome per un personaggio beat di un prossimo romanzo
Augusto Righetti è beat.
Riccardo Zanetti è Jazz.
E veniamo al libro. Dei libri,come dei film ci rimane molto spesso l’atmosfera, il sapore.
Questo libro è un mix ben dosato di vizi e virtù di questa città e dei suoi abitanti: concessionarie, SUV, “cocco”, belle donne, il mondo parallelo delle radio dedicate al calcio.
E poi c’è l’altro mondo, quello che sembra essere più delicato: il mondo di Zanetti, delle sue passioni che a volte si sovrappongono al lavoro, del Jazz, della musica suonata e ascoltata, di presenze femminili del presente e del passato.
C’è molto di te in questo personaggio nelle divagazioni sul cinema (rif. “la decima vittima”), negli esercizi musicali,
negli strumenti che non ti regalano un c.., dei concerti alla Palma e delle presenze/assenze femminili, delle citazioni musicali.
Nel prossimo libro ci sarà spazio per i due pianoforti scordati di Imagine?
Grazie per questo libro, spero di poterlo regalare presto a qualcuno.
6 Febbraio 2008 alle 9:42 am
Ciao Gianc,
Riccardo Zanetti non è Augusto Righetti (per quanto la sonorità dei nomi è la stessa…
ma di sicuro la faccenda di “Quello che manca” è incredibile se consideri che Paperback writer è una delle mie canzoni preferite dei Beatles forse anche perchè parla del sogno di essere uno scrittore. A volte succedono cose davvero incredibili e a questo punto non posso proprio esimermi nel prossimo lobro a dare spazio ai due pianoforti scordati di Imagine.
Paolo
12 Febbraio 2008 alle 3:01 pm
Quello che manca. Baudelaire riteneva fondamentale che l’incipit di un romanzo sapesse catturare e trattenere il lettore, parlava di quella complicità tra il romanziere ed i suoi lettori che si sarebbe dovuta instaurare prima ancora che lettura fosse iniziata. Ma non tutti gli autori sono stati scaltri e attenti a saper cogliere le potenzialità di tale incipit. Paolo lo è stato. Quello che manca ha un inizio introspettivo, intimo, appartiene al lettore, lo si sente vicino.
Nel suo insieme il romanzo è un coinvolgente ed appassionante giallo condito con note di intensa ma gradevole introspezione e bizzarri riferimenti al vero.
E’ un thriller intrigante con la grande capacità di coinvolgere. Ha una trama realistica e soprattutto sviluppata in maniera semplice. I personaggi sono veri, a partire dai “cazzarola” e tratteggiati con attenzione, descritti in modo eccellente. Così come le varie scene, le riflessioni del protagonista, le ambientazioni ed i dialoghi sempre scorrevoli.
Un libro che mi sento di consigliare a chi ama leggere romanzi con un’anima e a chi apprezza gli scrittori che sanno scrivere.
Un libro, insomma, che si leggerebbe in una notte!
Complimenti Paolo!
12 Febbraio 2008 alle 3:26 pm
Ciao Giulia,
l’incipit di un romanzo è decisivo. Ci ho dedicato parecchio tempo a questo incipit e sono contento che questo venga fuori. D’altra parte questa strana equazione emotiva mi ha sempre rimbalzato nella testa. Qualcuno ha sostenuto che è un po’ troppo malinconica. A me sembra solo vera e non capisco che senso abbia cercare di capire se una cosa vera è toppo malinconica o troppo poco.
L’incipit di un romanzo è decisivo ma tu mi hai confessato che la firma l’hai lasciata in un’altra pagina, in un altro capitolo. La cosa mi ha incuriosito e ho cercato di capire quale. Nella rilettura ho trovato un’altra frase che nel periodo in cui ho scritto questo romanzo mi rimbalzava spesso in testa: “Io Betta non ho voluto perderla. Neppure pochissimo l’ho voluto. Neppure in un istante di tutto il tempo in cui siamo stati insieme”. Mi sono chiesto se fosse quello il punto.
12 Febbraio 2008 alle 3:54 pm
…il libro è in viaggio, lontano da qui e molto probabilmente non tornerà mai nelle nostre case, tra le nostre mani…chi lo sa….infondo anche questo è un giallo, no?!?
p.s. ..inizio 23° capitolo..
12 Febbraio 2008 alle 4:15 pm
… vorrà dire che chiederò a chi lo avrà tra le mani in futuro… magari nel tuo salento… un bel giretto da quelle parti glielo potresti anche far fare… no?
12 Febbraio 2008 alle 4:28 pm
…magari…partirei piuttosto da un’affezionata amica che ha una libreria molto carina al nord del mio sud, in quel del foggiano…nonchè grande blogger e attivista in campo letterario…per il momento ti giro il link http://noteapiedipagina.splinder.com/ e poi potremmo pensare di inviarle qualche copia da far girare…entro agosto però, perchè poi si và nel salento!
12 Febbraio 2008 alle 5:01 pm
… così però non vale… così mi colpisci al cuore… la libreria a nord del tuo sud… che poi qui ho l’impressione che siamo tutti in una grande megalopoli terrone… terROMA si potrebbe chiamare… l’attivismo in campo letterario… agosto… il salento… già mi sembra di sentire l’arrivo dell’ora legale…
14 Febbraio 2008 alle 5:16 pm
come è possibile intercettare una copia in viaggio? posso darmi appuntamento con un lettore? poi però non lascerò un commento ma una “recinzione”.
15 Febbraio 2008 alle 8:41 am
Mi sa che l’unico modo per intercettare una copia in viaggio è davvero darti un appuntamento con un lettore. Magari su rieduchescionalsciannel se po’ fà…
15 Febbraio 2008 alle 12:09 pm
Trovo quanto detto da Giancarlo molto vero, c’è molto dell’autore in questo libro, molto della
sua apparente cinica disillusione e della curiosa ricerca che ripone nella musica e nei libri.
In più Roma, non è stato semplicemente leggere della città, ma vedere le vie, ascoltare i rumori e sentirne gli odori, nulla di banale quando si sta “semplicemente” leggendo un libro.
28 Marzo 2008 alle 2:13 pm
Ciao Paolo,per curiosità sono subito andata a vedere che cosa ci fosse dentro a quell’indirizzo che combariva sul tuo contatto msn…ho scoperto un mondo che avevo solo percepito la prima volta che ti ho visto,non ti spaventare sono solo le mie percezioni,un giorno te ne parlerò.E come sempre,anche questa volta non mi sono sbagliata.Ho guardicchiato qua e là e mi sono fermata su “La scatola dei ricordi”.Anch’io ho una scatola simile,anzi più di una,ma quella che mi suggerisce maggiori emozioni è la scatola giapponese.Lì ci sono tutti gli oggetti,i regali e forse anche i sogni che provengono da quella terra.Ma adesso non voglio parlare di questo,solo delle immagini che hai dipinto con le parole in quel racconto.Di colori ce ne erano pochi,solo il bianco e il nero e il giallo,immagino,giallo scuro del becco del gabbiano.Mi sono ricordata di un’artista francese Rodin,che proprio in questi giorni è in mostra a Milano,che disegnava solo in bianco e in nero fino a quando grazie ad un incidente ha scoperto i colori.E allora i suoi ragnetti e i suoi animaletti fantastici si sono colorati… .Aveva circa 70 anni quando incontrò i colori!Forse potrebbe sembrarti strana questa mia associazione,magari a “viva vox”riuscirò a farti capire meglio,come vedi non sono molto portata per la scrittura e l’arte in cui la mia creatività trova giustizia è la pittura,però come una calamita mi attira anche se non ci riesco con la tua stessa bravura.un abbraccio e buona primavera!
4 Giugno 2008 alle 2:21 pm
Io non sono un assiduo lettore di gialli, ma devo dire che “Quello che manca” mi ha fatto un po’ ricredere su questa scelta. Forse per le sue sfumature psicologiche, forse per i riferimenti a me noti, questo non lo so dire. La lettura si districa con facilità tra i fatti, i personaggi e il carattere della città. L’unico difetto è che finisce troppo presto. Bravo Paolo.
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