26 Maggio 2008

Racconti nella rete

In questo periodo la rete offre molte possibilità per chi scrive racconti. Questo blog è nato per seguire il tentativo di pubblicazione di un libro ma credo che anche la circolazione di qualche mio racconto possa rappresentare in qualche modo un’opportunità. Così ho deciso di iscrivere alcuni miei racconti ai concorsi che mi sembravano più interessanti. Tra questi “Racconti nella Rete”, concorso promosso dall’Associazione Culturale LuccAutori  e giunto alla settima edizione, cui ho iscritto “La scatola dei ricordi”. I racconti selezionati saranno pubblicati in una raccolta che sarà poi presentata ad Ottobre. Se volete potete lasciare un commento anche se per farlo credo che prima dobbiate registravi e poi magari, una volta registrati potrebbe venire anche a voi il desiderio di partecipare… nel caso sbrigatevi che il tutto scade il 31 Maggio.

19 Maggio 2008

Live in Las Vegas!

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI:
il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!

15 Maggio 2008

Ma di notte c’è l’orizzonte?

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Ma di notte c’è l’orizzonte?

Me lo chiedevo una sera mentre stavo con Jeanne sul ponte che porta all’isola Tiberina. Eravamo appoggiati alla balaustra e guardavamo il fiume che scorreva come tutte le altre sere. Anche i ciottoli che lastricavano il ponte erano gli stessi di tutte le altre sere. Se non fosse stato per l’umidità che ovattava ogni immagine la luna sarebbe sembrata una falce affilata, mezza nascosta dai rami dei platani del lungotevere. Nessuno di noi parlava da almeno due minuti quando Jeanne mi disse di guardare i lampioni accesi verso l’orizzonte. Secondo lei sembravano palloncini illuminati. Sai quante volte li ho visti quei lampioni? Sai quante volte ci sono passato su quel ponte? Sai quante volte ho calpestato quei ciottoli? Un numero di volte che non posso ricordare.

Non lo so se di notte c’è l’orizzonte.

Jeanne quella sera aveva un cappotto grigio di tessuto grosso e due occhi neri neri, i capelli ricci e le braccia sempre incrociate, e strette. Strette come il nodo più stretto che c’è, quello che poi neppure lo puoi sciogliere e sei costretto a strapparlo se ci riesci, oppure a tagliarlo. Strette come se avesse il terrore che qualche pensiero potesse scappare via da suo cuore. Il fiume poteva scorrere come tutte le altre sere e i ciottoli potevano essere gli stessi da chissà quanto tempo. Anni, decenni, secoli perfino. Anche la luna chissà quante volte era già stata una falce affilata, eppure di essere su quel ponte quella sera lo ricorderò sempre. Come se tutto fosse per la prima volta. Deve essere probabilmente per quel cappotto grigio di tessuto grosso o forse per gli occhi neri neri di Jeanne.

Forse non c’è l’orizzonte di notte.

Due occhi possono fare miracoli. Una cappotto grigio di tessuto grosso invece no. Allora devono essere stati loro, gli occhi di Jeanne, a penetrarmi e ad addormentarsi in qualche piega della mia memoria. Lei sostiene che le mie parole sono castelli di carta costruiti sopra fondamenta fatte tutt’al più di sospiri. Lo dice ogni volta che parliamo. Lo dice ogni volta che ci guardiamo. Lo dice ogni volta che ricordiamo. Io non lo so se questo è vero o no. Non lo so cosa significano davvero queste parole. So solo che le scopro ogni volta che mi fermo a ripensare ai suoi occhi. Le vedo salire, arrampicarsi lungo la schiena, le sento scaldarmi il viso e infine le vedo materializzarsi davanti al mio sguardo stupito. Due occhi possono fare miracoli e rendere inutile perfino l’orizzonte.