Intervista su MP News

Poco prima di Natale ho avuto il piacere di fare una chiacchierata a registratore acceso con Giuditta Mosca, giovane giornalista free-lance, sempre che questo non sia un modo elegante di dire precaria. In fondo però non cambia e non conta che io pure come scrittore sono precario assai e forse il precariato è solo la fine di un sogno, quello di possedere l’eternità. L’esito di una serie di domande molto interessanti è l’intervista pubblicata dal sito MP News in cui Giuditta ha volutamente lasciato il tono colloquiale delle mie risposte. Grazie a lei e a chi di voi volesse leggerla.

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Editoria senza editing

Torno molto volentieri sulla questione dell’editoria a pagamento, ovvero dell’uso da parte degli autori di pagare la casa editrice per essere pubblicati. Lo spunto è una pregevole iniziativa, degna di quelle più ispirate delle Iene, realizzata dalla mia casa editrice, Zero91, che ha inviato a diverse case editrici un dattiloscritto previamente e volontariamente reso “sconclusionato, inutilizzabile, illeggibile, senza capo né coda”. Il risultato, non certo imprevedibile è stata una lettera di gradimento con tanto di proposta di pubblicazione di ben due case editrici, in entrambi i casi, ovviamente con richiesta di supporto per la copertura delle spese. Nel blog della casa editrice la storia è raccontata nei particolari, minimi e a volte imbarazzanti e credo valga davvero la pena di leggerla.

La cosa che vorrei sottolineare, alla luce anche della lettura dei commenti che negli ultimi giorni si sono avvicendati in modo convulso al post di Zero91, riguarda l’attività di editing, che almeno nel caso della è stata un’esperienza che ha dato molto non solo al mio romanza ma anche a me e alla mia capacità di capire cosa è la scrittura. Molti autori hanno ricordato spesso ai loro giovani epigoni che scrivere in realtà è solo il sinonimo di un altro verbo molto più adatto all’attività dello scrittore, il verbo riscrivere. Questo concetto, mi era chiaro già prima di partire per quella fantastica avventura che è lo scrivere un romanzo, ma è chiaro che la capacità di riscrittura che si ha da soli è incommensurabilmente minore di quella che si ha lavorando con un’altra persona. Non sto parlando semplicemente della possibilità di migliorare il testo, sto parlando principalmente della possibilità che io ho avuto di essere stimolato a guardare oltre il limite che le mie stesse parole mi avevano imposto.

Se l’editor non servisse allo scrittore allora il maestro non servirebbe al pianista oppure l’allenatore all’atleta. Mentre tutti riteniamo scontato che dietro a Pollini ci sia un maestro e dietro a Carl Lewis ci sia un allenatore lo stesso ragionamento non facciamo per Philip Roth, quando invece è esattamente la stessa cosa. Alla luce della mia esperienza io rivendico per ogni autore il diritto ad avere il miglior editor possibile e insieme quello ad averne uno, e credo che il limite più eclatante del modello messo in campo dalle case editrici a pagamento, sia quello di privare gli autori di questa esperienza profonda, necessaria e fantastica.

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Più libri più liberi

Erano diversi mesi che non mi capitavano emozioni forti come quelle provate durante la presentazione di “Quello che manca” alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”.  Sarò stato forse per il calore del pubblico di casa ben guidato dalla casa editrice al completo, o forse per la cura con cui Alberto Taraglio ha analizzato il mio romanzo, o forse ancora per il modo in cui Giuseppe Soleri ha letto alcuni brani. Di sicuro più volte mi sono chiesto se davvero fosse tutto vero. Ogni volta che mi trovo in una situazione del genere mi viene in mente il giorno in cui, da bambino, andai per la prima volta a piazza navona e rimasi ipnotizzato dalla macchina dello zucchero filato. Anche in quel momento non riuscivo a capire se fosse vero quello che vedevo. Inevitabilmente dovettero comprarmi quello strana nuvola attaccata ad un bastoncino. mangiai tutto, anche in fretta, che le nuvole durano sempre poco ma ricordo benissimo che non volevo andare via. Ero come catturato dalla magia di quel gesto che un vecchio in camice bianco continuava a ripetere. Non riuscivo a staccarmi da quella mano che roteava in cercafi filamenti biachissimi e alla fine l’unica cosa che mi venne in mente fu quella di portarmi a casa il bastonciono per ricordo.

Costantino Margiotta, Paolo De Lazzaro, Alberto Taraglio e Giuseppe Soleri durante la presentazione di "Quello che manca" a "Più libri più liberi"

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