Archivi del mese: febbraio 2008

Fantasia, realtà, ricordi e bugie

In questo periodo mi è capitato spesso di parlare del rapporto che c’è tra me e Riccardo Zanetti perché chi ha letto il libro e mi conosce bene solitamente ritiene che sia il mio alter ego. Si tratta del maresciallo dei carabinieri che porta avanti l’indagine e quindi la trama, e avendo scelto io la forma della prima persona singolare la fusione, o confusione, è molto accentuata. La mia lingua deve essere la sua lingua, il mio punto di vista sulle cose deve essere il suo e tutto quello che deve succedere lo può fare solo attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri. Però c’è dell’altro perché sul personaggio di Riccardo ho scaraventato molte cose che mi appartengono e cui io sentivo di appartenere mentre scrivevo. Su tutti i pensieri ossessivi generati dalla fine di un amore che rimane sempre un’esperienza traumatica, con tutto che non è la prima volta che la attraverso. Nonostante questo a me sembra chiaramente un personaggio frutto esclusivo della mia fantasia, così come glia altri, sebbene qualcuno debba pure averli ispirati.

C’è sicuramente un rapporto strano tra la realtà e la fantasia che produce una storia e materializza dei personaggi. Forse la realtà non c’entra molto ma di certo c’entra la memoria perché è lì dentro che la fantasia affonda le sue mani per raccogliere i ricordi e stravolgerli più di quanto non abbia già fatto il tempo. I pezzi di fatti realmente accaduti e le sfumature di persone esistenti si mischiano e si deformano fino al punto che se dovessi scegliere tra verità e bugia probabilmente opterei decisamente per la seconda. È un po’ come se tutti coloro che ho incontrato nella mia vita abbiano alimentato un enorme e unica superpersona dalla quale poi ho staccato i pezzi per costruire i personaggi del romanzo. Mentre penso e scrivo questa cosa sento un sottile disagio nei confronti delle persone cui mi sono ispirato perché alla fine sono persone che vivono nei miei ricordi e cui quindi mi sento legato. Spero che il processo con cui ricordo e fantasia li hanno scomposti e ricomposti fino a renderli verosimilmente lontani da loro non sia poi così spiacevole.

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Paperback writer

“Dear Sir or Madam will you read my book, it took me years to write will you take a look”

La segnalazione che mi ha fatto Giancarlo di una versione italiana di “Paperback writer” dei Beatles dal titolo “Quello che manca” ha dell’incredibile ma è vera, verissima. Non si tratta di una cover ma solo di una specie di doppiaggio delle voci sulla base originale. Certo allora l’usanza di tradurre in italiano pezzi di successo inglesi o americani era piuttosto diffusa ma onestamente non pensavo che si fosse spinta fino a sperimentazioni ardite come questa di Augusto Righetti, estesa pare a buona parte del repertorio dei quattro di Liverpool.

Paperback writer - CopertinaLa cosa è incredibile perché “Paperback writer” è una delle mie canzoni preferite dei Beatles e lo è anche per il testo nel quale, almeno a livello di sogno non posso fare a meno di dentificarmi. Poco prima dell’arcinoto riff di chitarra infatti McCartney urla al mondo il desiderio di questo disperato ricercatore di pubblicazione “So I want to be a paperback writer… paperback writer”. Ora scopro che qualcuno in qualche modo l’ha associata alle stesse tre parole che io ho scelto per dare un titolo e quindi in qualche modo un timbro al mio romanzo, che appunto è alla disperata ricerca di pubblicazione.

Tra l’altro cercando su internet informazioni e link ho mi questo pezzo mi ha portato verso una piccola nota relativa a “Francesco De Gregori” secondo album di uno che con “Quello che manca” e con la mia vita in genere c’entra sempre.  Pare infatti che una versione in italiano, dattiloscritta fosse allegata alla prima edizione dell’ LP. Se qualcuno ne avesse notizia…

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Playlist

La musica è una delle fissazioni di Riccardo Zanetti. È più di un hobby, quasi un’ossessione, un modo per assaporare meglio la vita. Nel corso della storia gli capita di ascoltare nove pezzi, di vari autori e di vari generi, soprattutto jazz, una playlist ottima per accompagnare la lettura oppure per ricordare qualche momento, oppure soltanto per gustare un po’ di buona musica.

It never entered my mind: Ballata immortale scritta nel 1940 da Richard Rodgers (con le parole di Lorenz Hart) per il musical “Higher and Higher”. Riccardo ascolta appena svegliato, nel primo capitolo, la versione registrata nel 1956 da Miles Davis che si trova nel disco “Workin’ with the Miles Davis Quintet” edito dalla Prestige tre anni dopo. Da notare la nota leggermente dissonante che volteggia in equilibrio al trentacinquesimo secondo.

Angie: Quinta traccia di “Goat’s Head Soup” l’album dei Rolling Stones datato 1973 disponibile in tantissime, forse troppe raccolte, una delle quali suona sul piatto di Federica Furini durante il primo interrogatorio informale. Grande la voce di Mick Jagger ma ancora più grande la chitarra acustica di Keith Richards alla cui compagna è dedicato il pezzo.

Rimmel: Apre l’LP omonimo di Francesco De Gregori con un giro di pianoforte indimenticabile. Questo pezzo, che ha molto a che fare con quello che manca, è Cristina Orlandini che lo fa ascoltare a Riccardo Zanetti in una pausa di lavoro e da quel momento lui ogni volta che la sente non può non ripensare alla nonna che lavora a maglia seduta su una poltrona di fronte ad una radio di quelle enormi con gli sportelli di legno.

Autumn leaves: Standard Jazz tratto un pezzo francese del 1945, “Les feuilles mortes” scritto da Joseph Kosma con le parole di Jacques Prévert. Riccardo ascolta le versione del trio di Keith Jarrett che si trova in “Standard vol.1” mentre cucina una zuppa di legumi che sostiene essere notevole. Il pezzo di sicuro lo è.

Lazy moon: Versione incredibilmente affascinante di un pezzo dance dei Groove Armada inciso da Gianluca Petrella con il suo “Indigo Quintet”. Da l’idea di cosa si può fare con un trombone.

Anthropology: Altro standard Jazz, scritto da Charlie “Bird” Parker e inciso da innumerevoli artisti. Riccardo regala a Federica Furini una copia di “Shades of Chet”, omaggio di Enrico Rava e Paolo Fresu alla tromba immortale di Chet Baker che contiene una strepitosa versione in cui le due trombe duettano alla grande.

1940: Qui Riccardo Zanetti passeggia ancora fra le suggestioni di Francesco De Gregori. Questa volta però è un pezzo pocco conosciuto, seconda traccia di “Alice non lo sa” del 1973, in cui storia e poesia si sposano in modo magistrale.

La dolce vita: Colonna sonora del film omonimo eseguita da Enrico Rava in un disco in cui omaggia il grande cinema italiano e le sue colonne sonore.

Cantaloop (Flip fantasia): L’originale di questo pezzo, firmato Herbie Hancock, è già un capolavoro. La versione Acid degli “US3” è forse anche migliore. “Funky funky, how…”

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