Archivi del mese: maggio 2008

Racconti nella rete

In questo periodo la rete offre molte possibilità per chi scrive racconti. Questo blog è nato per seguire il tentativo di pubblicazione di un libro ma credo che anche la circolazione di qualche mio racconto possa rappresentare in qualche modo un’opportunità. Così ho deciso di iscrivere alcuni miei racconti ai concorsi che mi sembravano più interessanti. Tra questi “Racconti nella Rete”, concorso promosso dall’Associazione Culturale LuccAutori  e giunto alla settima edizione, cui ho iscritto “La scatola dei ricordi”. I racconti selezionati saranno pubblicati in una raccolta che sarà poi presentata ad Ottobre. Se volete potete lasciare un commento anche se per farlo credo che prima dobbiate registravi e poi magari, una volta registrati potrebbe venire anche a voi il desiderio di partecipare… nel caso sbrigatevi che il tutto scade il 31 Maggio.

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Ma di notte c’è l’orizzonte?

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Ma di notte c’è l’orizzonte?

Me lo chiedevo una sera mentre stavo con Jeanne sul ponte che porta all’isola Tiberina. Eravamo appoggiati alla balaustra e guardavamo il fiume che scorreva come tutte le altre sere. Anche i ciottoli che lastricavano il ponte erano gli stessi di tutte le altre sere. Se non fosse stato per l’umidità che ovattava ogni immagine la luna sarebbe sembrata una falce affilata, mezza nascosta dai rami dei platani del lungotevere. Nessuno di noi parlava da almeno due minuti quando Jeanne mi disse di guardare i lampioni accesi verso l’orizzonte. Secondo lei sembravano palloncini illuminati. Sai quante volte li ho visti quei lampioni? Sai quante volte ci sono passato su quel ponte? Sai quante volte ho calpestato quei ciottoli? Un numero di volte che non posso ricordare.

Non lo so se di notte c’è l’orizzonte.

Jeanne quella sera aveva un cappotto grigio di tessuto grosso e due occhi neri neri, i capelli ricci e le braccia sempre incrociate, e strette. Strette come il nodo più stretto che c’è, quello che poi neppure lo puoi sciogliere e sei costretto a strapparlo se ci riesci, oppure a tagliarlo. Strette come se avesse il terrore che qualche pensiero potesse scappare via da suo cuore. Il fiume poteva scorrere come tutte le altre sere e i ciottoli potevano essere gli stessi da chissà quanto tempo. Anni, decenni, secoli perfino. Anche la luna chissà quante volte era già stata una falce affilata, eppure di essere su quel ponte quella sera lo ricorderò sempre. Come se tutto fosse per la prima volta. Deve essere probabilmente per quel cappotto grigio di tessuto grosso o forse per gli occhi neri neri di Jeanne.

Forse non c’è l’orizzonte di notte.

Due occhi possono fare miracoli. Una cappotto grigio di tessuto grosso invece no. Allora devono essere stati loro, gli occhi di Jeanne, a penetrarmi e ad addormentarsi in qualche piega della mia memoria. Lei sostiene che le mie parole sono castelli di carta costruiti sopra fondamenta fatte tutt’al più di sospiri. Lo dice ogni volta che parliamo. Lo dice ogni volta che ci guardiamo. Lo dice ogni volta che ricordiamo. Io non lo so se questo è vero o no. Non lo so cosa significano davvero queste parole. So solo che le scopro ogni volta che mi fermo a ripensare ai suoi occhi. Le vedo salire, arrampicarsi lungo la schiena, le sento scaldarmi il viso e infine le vedo materializzarsi davanti al mio sguardo stupito. Due occhi possono fare miracoli e rendere inutile perfino l’orizzonte.

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La playlist del tenente Saverio Catalano

La cultura musicale del tenente Saverio Catalano si è formata di fronte agli espositori di cassette che un tempo si trovavano negli autogrill tra la pompa di benzina centrale e l’ingresso dei cessi. Sembravano quasi dei paraventi ed erano pieni di raccoltacce sanremesi o peggio di album di Fausto Papetti, tutte comunque con le copertine rigorosamente scolorite dal sole.

Ne parla in una discussione sul jazz che ha con Riccardo Zanetti in un romanzo che però sto ancora scrivendo e scriverò ancora per lungo tempo visto che sono all’inizio della prima stesura. Il nodo della questione riguarda proprio Fausto Papetti che è l’unico musicista che a lui viene in mente pensando al jazz. Inutile dire quale può essere la reazione di Riccardo ad una associazione di idee del genere.

Il tenente Saverio Catalano della musica apprezza la capacità che questa ha di incollarsi ai ricordi rendendoli poi ancora più forti quando risalgono all’improvviso dalla memoria. Non c’è una canzone che gli piace più di altre per la melodia o per la voce del cantante però ci sono canzoni che gli ricordano cose più importanti di altre e queste sono le principali:

Imagine: questa gli ricorda il fratello Giuseppe, che portava gli occhiali tondi come John Lennon e ascoltava sempre questa canzone. Qualche giorno prima di morire ammazzato glia aveva anche spiegato di come il segreto di questa canzone fosse nelle’essere stata registrata con due pianoforti tra loro scordati. Lui ancora ha dei dubbi che questo sia vero perché gli pare strano che uno così famoso registra un pezo con gli strumenti scordati ma non lo dice a nessuno perché “Quello era il fratello che glielo aveva detto…”

Ancora tu: questa gli ricorda Salvatore Marra il primo collega con cui aveva legato appena arrivatoa  Roma dalla Calabria. Ogni volta che lo vedeva gli ripeteva “Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”. Questa cosa lo mandava in bestia ma poi diventò col tempo un ricordo piacevole ed ora ogni volta che sente quelle parole strillate dalla voce di Battisti ha quasi un tutto al cuore.

Ti amo: questa gli ricorda sua moglie Sonia conosciuta in pieno settantasette quando i telegiornali raccontavano di sparatorie ogni giorno. Quell’anno però per lui vuol dire soprattutto l’inizio della sua storia d’amore e questa canzone di Umberto Tozzi ne è la prima colonna sonora.

Buona Domenica: questa canzone gli ricorda la figlia Emanuela e le domeniche passate a casa nei primi mesi dopo la sua nascita ed è forse l’ultima canzone che gli ricorda qualcosa. Lui dice perché dopo la musica non sa più di niente ma io credo che sia perché dopo per lui non è successo più niente di così importante.

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