Archivi del mese: ottobre 2008

Il ritorno delle copie in viaggio

Ad un anno preciso dalla nascita di questo blog comincia una nuova fase. Tra qualche giorno inizierò a lavorare alla stesura definitiva in vista di una pubblicazione che, essendo oltre che il mio sogno anche l’obiettivo di questo blog, deve necessariamente portarne delle modifiche di rilievo. Innanzi tutto comincio a cercare di recuperare le copie in viaggio. L’idea di mandare dieci copie stampate del romanzo in giro di mano in mano era nata un po’ per farlo leggere a persone che non conoscevo e in parte nella speranza che una di queste magari finisse nelle mani di qualche professionista dell’editoria. Ora sia l’uno che l’altro di questi obiettivi è venuto meno e inoltre credo non abbai neppure troppo senso lasciare leggere una versione ormai desueta. Perciò prego chiunque ne abbia in mano una di contattarmi dopo averla letta senza passarla ad un’altra persona.

Spero che le 65 persone che in questi mesi si sono scambiati il romanzo ne siano stati soddisfatti e che gli sia rimasta addosso la voglia per leggere la versione definitiva, questa volta però in formato di libro serio con tanto di ISBN. 65 persone non sono tantissime ma non sono neppure poche, 65 persone che vorrei ringraziare una ad uno, perciò grazie di cuore a Alberto, Alessandra, Alessandro, Alice, Andrea, Angela, Anna, Antonella 1 e 2, Bruno, Carolina, Caterina, Cesare, Chiara 1 e 2, Claudia, Cristina 1 e 2, Donatella, Enrico, Enzo, Federica 1, 2 e 3, Flavia, Francesca 1 e 2, Gabriella, Giancarlo, Gianluca, Giulia, Giuseppe, Giusi, Ida, Ilaria, Katia, Laura 1 e 2, Letizia, Loredana, Luana, Lucia, Marco, Maria 1 e 2, Marilisa 1 e 2, Martino, Massimo, Maurizio, Nico, Paolo, Pascal, Patrizia, Piera, Raffaella, Serena 1 e 2, Silvia 1 e 2, Simona, Titti, Tiziana, Valentina e Valeria.

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L’editore impazzito

Comincia tutto in giorno di agosto. Anzi due giorni. Il primo, uno dei primi del mese, quando un editore impazzito si imbatte in questo blog, scarica il primo capitolo, lo legge e mi manda una mail chiedendomi una sinossi per vederci più chiaro. Il secondo, uno degli ultimi del mese, quando torno dalle vacanze, trovo quella mail, rispondo e comincio ad aspettare.

Per ingannare l’attesa comincio a girellare per il sito dell’editore impazzito. Carino. Interessante voglio dire. “Parva sed apta mihi” per sintetizzare il mio sogno mutuando le parole di Ariosto. Passano pochi giorni e arriva un’altra mail. La sinossi va bene ma a questo punto urge la lettura del tutto. Detto fatto, la copia imbustata parte in un attimo. Il pallino sta al servizio postale e l’attesa riprende.

Cerco di volare basso. A rimanere a terra non ce la faccio ma non posso librarmi troppo in alto. Non è vero che sognare non costa niente. Più di qualche volta ho dovuto pagare il conto al risveglio. Mi chiedo come sia possibile. Cosa abbia fatto per meritare un colpo di fortuna del genere. Diciamocelo chiaramente, un editore che ti chiede una copia è il sogno di ogni aspirante scrittore. Uno di quei sogni che ci vuole coraggio anche a confessarli a se stessi.

Dopo qualche giorno è la volta di una terza mail stavolta è un invito a chiamare al telefono. Non sto nella pelle. Salvo il numero. Non posso continuare e non dire niente a nessuno. Chiamo la persona cui voglio bene. Le dico quello che sta succedendo. Le giuro che chiamerò subito ma poi non ce la faccio. Mi gingillo pensando a cosa potrebbe dirmi. Ipotizzo le cose più negative cercando di allontanarle con la forza della ragione. Ragionamenti tipo… se non gli è piaciuto mica mi diceva di chiamarlo no?

Prendo tempo cercando di uccidere i sogni a colpi di pensieri ma poi chiamo. Non sto a dirvi l’emozione tanto i sogni li conoscete e sapete o potete immaginare l’effetto che fa quando sembrano materializzarsi. Il succo della telefonata è che il libro gli è piaciuto e ora vuole che gli mandi una versione elettronica da far leggere ad altre persone della casa editrice. Figurati se non ti mando la versione elettronica! Dopo questa telefonata sarei capace di mandare anche una copia manoscritta. Preparo la mail e ricomincio ad aspettare.

Questa è l’attesa più lunga. Passano quasi tre settimane in cui alterno momenti di euforia a riflessioni da reduce. Chissà che l’editore impazzito non sia rinsavito e mi abbia abbandonato. Poi una sera arriva un sms che sblocca la situazione. Ci dobbiamo incontrare così ci accordiamo sul tipo di rapporto e definiamo i prossimi passi. Su tutti quelli necessari ad arrivare ad una stesura definitiva che permetta di superare alcuni limiti. Insomma il sogno è cominciato e non sembra proprio che debba risvegliarmi.

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La debolezza dell’amore

In questi giorni, per motivi strattamente personali, mi trovo a riflettere sull’amore e in particolare sulla sua propensione in alcune circostanze ad essere contrastato anche in modo furioso e cieco. Nella nostra culture l’amore è indiscutibilmente legato al bello, al piacevole, alla felicità, ma allora come è possibile che un sentimento tale possa essere contrastato? Quale è la sua debolezza?

Credo che uno dei problemi principali derivi dalla difficoltà di immaginare l’amore come sentimento in grado di evolversi e accompagnare le varie fasi che un rapporto tra due persone inevitabilmente attraversa. Nessuno mai contesterebbe la felicità nel presente di una scelta d’amore tra due persone mentre è sulla possibilità futura che quella scelta possa portare altrettanta felicità che si sviluppa il contrasto. Ma se il sentimento d’amore mi rende felice oggi perché non dovrebbe farlo domani?

Se ho fiducia nel fatto che la scelta d’amore tra due persone può durare nel tempo non posso dubitare che nel futuro quella scelta possa provocare infelicità. Al contrario se non credo che l’amore possa accompagnare la naturale evoluzione delle persone e dei loro rapporti inevitabilmente sarò portato a temere gli effetti di una scelta fatta su quelle basi. Ecco qual’è la debolezza dell’amore, è l’enorme difficoltà ad avere fiducia nella sua forza.

p.s. Scusate il post fuori fuoco rispetto al blog ma in fondo l’amore è anche un po’ il tema di “Quello che manca” perchè è il tema della vita, di tutte le nostre vite. E poi ogni tanto la scrittura è una cosa che ti viene da dentro e che non puoi fermare. Come l’amore appunto.

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