Archivi del mese: marzo 2011

Lettera da una copia in viaggio dispersa

Qualche giorno fa una delle copie in viaggio ha improvvisamente e inaspettatamente mandato notizie di se. Era una di quelle dispere, non tornate a casa per motivi sconosciuti. Ora è chiaro quel che è successo… si trovava anche lei a L’Aquila in quella notte di quasi due anni fa’. Di seguito la lettera che ha inviato.

I ricordi si azzuffano per guadagnare la luce della memoria. Un groviglio pazzesco di fili, prima ordinati, tessuti. Quando si deve sbrogliare una matassa non si può solo sciogliere nodi, a volte bisogna tagliare dei fili, bisogna accettare obiettivi possibili e lasciar cadere alcuni di quelli sognati. E poi, si cerca di riannodare lì dove si può. Ma questa è roba da specialisti, roba da donne. Provo a raccogliere polaroid con il tag luogo di lavoro. Una porta blu nella parete di vetro, nome cognome, l’ennesima sigla organizzativa. Sul piano dell’armadio che raccoglie software e backup sono allineate le riviste orfane di abbonamento da un tot, sorrette dalla sequenza dei libri letti per non morire dalle nove alle cinque. Le parole più frequenti nei titoli sono rete, organizzazione, azienda. Al di sopra c’è Betta a cavallo di uno squalo che esplora la riva di cristallo. Eroica sopravvissuta di traslochi d’ufficio. La parete opaca e beige ospita anche un calendario che conta i giorni alla rovescia e marca i mesi con le fioriture in diretta di un giardino di montagna, sembrano vere di rose e nomi in latino.
La scrivania si evolve verso l’alto a strati di fogli, libri, fotocopie, brochure, post it. L’altro tavolo sorge a fette di libri avanzati nel magazzino, sempre buoni in tempi di mobbing. Tre moduli di vetro, dal pavimento al soffitto, compongono la parete ortogonale. Potos allegri si arrotolano intorno alla balaustra d’alluminio. Diverse eliofile si sono raggruppate nell’angolo della luce del mattino. Ancora una parete opaca: disegni e collage infantili, quasi mirò, ma forse di più. Foglie arcuate e sottili, spruzzano buongiorno senza condizioni. Generose anche con i più sbadati giardinieri in azienda. Manuali e documentazione corsi sorreggono la cascata invadente.
Sono nella catasta delle cose da fare. A distinguermi nella posizione c’è una busta gialla con le bolle dentro, al di sopra, il destinatario e il mittente già dichiarati a pennarello. La stratificazione continua sopra di me da quando gli scafisti buttano a mare il carico per salvarsi. Di notte ascolto gli uccelli del boschetto di fronte. Si rifugiano anche sugli arbusti che recintano quella vecchia scuola materna. Trillano come se si ricordassero dei bambini che non ci vanno più. Le due strette finestre verticali rimangono spesso aperte per far respirare alla stanza sostanze diverse dalla nicotina. Si vedono le stelle, le passo in rassegna una ad una e poi ricomincio. Devo dormire. Devo dormire. Domani è lunedì. Devo dormire. Magari domani riprendo il viaggio. Devo dormire, stelle!
Venti secondi dopo, niente è più come prima. Chiedo istruzioni e coordinate per ripartire.
 Sono la copia in viaggio di Donatella, L’Aquila, un granello di sabbia nella pancia di questa terra.

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