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Lettera da una copia in viaggio dispersa

Qualche giorno fa una delle copie in viaggio ha improvvisamente e inaspettatamente mandato notizie di se. Era una di quelle dispere, non tornate a casa per motivi sconosciuti. Ora è chiaro quel che è successo… si trovava anche lei a L’Aquila in quella notte di quasi due anni fa’. Di seguito la lettera che ha inviato.

I ricordi si azzuffano per guadagnare la luce della memoria. Un groviglio pazzesco di fili, prima ordinati, tessuti. Quando si deve sbrogliare una matassa non si può solo sciogliere nodi, a volte bisogna tagliare dei fili, bisogna accettare obiettivi possibili e lasciar cadere alcuni di quelli sognati. E poi, si cerca di riannodare lì dove si può. Ma questa è roba da specialisti, roba da donne. Provo a raccogliere polaroid con il tag luogo di lavoro. Una porta blu nella parete di vetro, nome cognome, l’ennesima sigla organizzativa. Sul piano dell’armadio che raccoglie software e backup sono allineate le riviste orfane di abbonamento da un tot, sorrette dalla sequenza dei libri letti per non morire dalle nove alle cinque. Le parole più frequenti nei titoli sono rete, organizzazione, azienda. Al di sopra c’è Betta a cavallo di uno squalo che esplora la riva di cristallo. Eroica sopravvissuta di traslochi d’ufficio. La parete opaca e beige ospita anche un calendario che conta i giorni alla rovescia e marca i mesi con le fioriture in diretta di un giardino di montagna, sembrano vere di rose e nomi in latino.
La scrivania si evolve verso l’alto a strati di fogli, libri, fotocopie, brochure, post it. L’altro tavolo sorge a fette di libri avanzati nel magazzino, sempre buoni in tempi di mobbing. Tre moduli di vetro, dal pavimento al soffitto, compongono la parete ortogonale. Potos allegri si arrotolano intorno alla balaustra d’alluminio. Diverse eliofile si sono raggruppate nell’angolo della luce del mattino. Ancora una parete opaca: disegni e collage infantili, quasi mirò, ma forse di più. Foglie arcuate e sottili, spruzzano buongiorno senza condizioni. Generose anche con i più sbadati giardinieri in azienda. Manuali e documentazione corsi sorreggono la cascata invadente.
Sono nella catasta delle cose da fare. A distinguermi nella posizione c’è una busta gialla con le bolle dentro, al di sopra, il destinatario e il mittente già dichiarati a pennarello. La stratificazione continua sopra di me da quando gli scafisti buttano a mare il carico per salvarsi. Di notte ascolto gli uccelli del boschetto di fronte. Si rifugiano anche sugli arbusti che recintano quella vecchia scuola materna. Trillano come se si ricordassero dei bambini che non ci vanno più. Le due strette finestre verticali rimangono spesso aperte per far respirare alla stanza sostanze diverse dalla nicotina. Si vedono le stelle, le passo in rassegna una ad una e poi ricomincio. Devo dormire. Devo dormire. Domani è lunedì. Devo dormire. Magari domani riprendo il viaggio. Devo dormire, stelle!
Venti secondi dopo, niente è più come prima. Chiedo istruzioni e coordinate per ripartire.
 Sono la copia in viaggio di Donatella, L’Aquila, un granello di sabbia nella pancia di questa terra.

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La biblioteca di Sormano

Tra le nuove acquisizioni della biblioteca comunale di Sormano, un paese stretto tra i due rami del lago di Como, c’è “Quello che manca”. Dopo tanti lettori finalmente anche una biblioteca. La cosa non può non emozionarmi perché la biblioteca è per un bibliofilo come me un luogo carico di significati. Ci ho passato ore e ore a studiare, poi sei mesi in servizio temporaneo e infine ho anche provato a lavorarci in una piccola biblioteca di provincia, dove partecipai all’unico concorso della mia vita. Ora vedere che una biblioteca abbia acquistato il mio libro mi riempie di orgoglio e di curiosità. Neppure avevo finito di scrivere queste righe che già avevo voglia di contattare il bibliotecario per sapere se qualcuno lo aveva preso in prestito. Il prestito, parola meravigliosa ormai un po’ desueta, come la biblioteca forse e come un certo gusto che solo i libri sanno dare. Tra l’altro il libro era in ottima compagnia, stretto fra “Se Questo è un uomo” di Primo Levi e “La coscienza di Zeno” di Svevo. Devo proprio andare a brindare…

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Per chi non lo trovasse

In questi giorni mi sono arrivate molte segnalazioni di avvistamenti del libro in diverse librerie italiane. In alcune era anche ben visibile nello scaffale delle novità e di questo ringrazio l’editore e il distributore. A poco a poco però in alcune librerie il libro ha cominciato a non essere disponibile e siccome mi dicono che la distribuzione in questo momento è completamente paralizzata dal periodo di ferie segnalo qui alcuni bookshop online in cui può essere ordinato.

Feltrinelli

Internet Bookshop

Sole 24 Ore

FNAC

Hoepli

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L’emozione più forte

 “Quello che c’era meno quello che c’è fa quello cha manca e quello che manca scava. Scava e brucia.”

Zero91 - Quello che manca

Zero91 - Quello che manca

L’emozione più forte l’ho avuta quando ho visto questa frase stampata sulla quarta di copertina, anzi del progetto di copertina. È una frase che in qualche modo ha sempre rimbalzato nella mia testa, e ma ricordo ancroa il momento in cui l’ho digitata per la prima volta sulla tastiera del mio computer. Ha resistito a tutte le revisioni ed ora a vederla così, scolpita in quel modo, mi sembra che abbia smesso di appartenermi. Ora sono io che forse le appartengo. Io che la leggo come potrebbe farlo qualcun altro. Qualcun altro che come me potrebbe sentire di appartenerle. Questa è l’emozione più forte che ho avuto quando mi hanno chiamato per dirmi che sul sito di zero91, c’era scritto che il libro usciva. Il 23 Luglio, come si dice, in tutte le librerie.

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Le revisioni

Sapevo che scrivere un romanzo voleva dire passare attraverso un processo di revisioni continue, lo avevo letto in diversi saggi di quella arcana materia che risponde al nome di “scrittura creativa”. Sapevo anche che attraverso le revisione successive la materia liquida composta da immagini e parole scritte si modificasse fino a diventare quasi altro rispetto a quello da cui si era partiti. Lo sapevo anche perché prima di cominciare a sperare di trovare un editore aveva sovrapposto tra loro tre stesure, tre passate successive che avevano accorciato, stravolto, spostato, allungato la traccia precedente. Sapevo anche che quella terza stesura che avevo pensato definitiva lo fosse solo per il tempo necessario a trovare un occhio attento e interessato in grado di spingermi a spingere ancora, in grado di vedere altro oltre le parole già scritte.

Queste cose le sapevo come si sa qualcosa che non si è vissuto perché non sempre è necessario esserci passati nelle situazioni per immaginare come potrebbero essere. Nonostante questo, nonostante lo sapessi ora ci sono dentro e non è la stessa cosa. Quello che so non lo so e basta. Quello che so ora l’ho capito e per questo devo dire grazie ad una casa editrice che mi sta aiutando a spingere e a guardare oltre. Spero che la quinta stesura, cui sto lavorando, sia l’ultima, anche perché nonostante il gusto che si prova ad inseguire un sogno, vederlo materializzarsi è cosa sublime ma credo che ricorderò sempre questo piovoso inverno del 2009 fatto di consigli, di attese, di sforzi e di modifiche. Sapevo che scrivere un romanzo voleva dire passare attraverso un processo di revisioni continue ma non sapevo che alla fine fosse anche una parte di me ad esserne cambiata.

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La prima recensione

Il sito “Eumagazine” ha pubblicato una recensione di questo blog e di “Quello che manca”. La firma è di Flavia Vadrucci, che un giorno intercettò la copia in viaggio “battezzata” con il nome di Francesco Pacifico, che ha scritto un pezzo davvero bello. Non solo per quello che ha fatto trasparire ma soprattutto per come lo ha fatto. Dopo l’emozione della prima intervista per cominciare bene il 2009 è arrivata anche la prima recensione come in una lunga catena di piacevoli sorprese che non smettono di scoprirsi.

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Il copertinario

“Puoi chiamarmi subito?”

luciÈ questo l’SMS che mi arriva appena esco dalla bolla di isolamento in cui ho passato uno degli ultimi week-end. Non ce ne sono molte di bolle del genere ma evidentemente ne ho beccata una in un piccolo paradiso al confine tra Umbria e Marche. Il messaggio mi arriva dalla casa editrice, a proposito, la casa editrice…

Credo sia arrivato il momento di presentarla. Si chiama Zero91 come il prefisso di Palermo, è nata da una paio d’anni e ha in catalogo 10 titoli. Insomma una piccola casa editrice piena di speranze per un piccolo scittore altrettanto pieno di speranze. Una situazione perfetta, che se avessi dovuto sperare avrei sperato forse proprio così, e non lo dico perché è la casa editrice che ha deciso di pubblicare “Quello che manca” ma perché ogni volta che ho avuto a che fare con qualcuno dei tre soci fondatori o delle persone che collaborano con loro sono rimasto assolutamente colpito dalla loro serietà e gentilezza. Chi frequenta questo mondo sa quanto questo è difficile e chi non lo frequenta lo può immaginare. Io da parte mia oltre ad essere orgoglioso di pubblicare per i loro tipi posso solo dire a tutti di prestare attenzione al loro catalogo perché Zero91 merita questa attenzione e perchè nel catalogo potrete trovare cose interessanti come per esempio “Vengo e mi spiego” di Diego Astori o “Morire in fondo è trendy” di Dario D’amato.

Ora però torno all’SMS e al viaggio di ritorno dal paradiso umbro-marchigiano. In mio cervello comincia immaginare tutti i possibili motivi che potrebbero essere alla base della richiesta di una chiamata urgente. Dopo qualche minuto che fisso la strada senza dire nulla decido che forse la cosa migliore è chiamare e così scopro che il motivo dell’urgenza sta nella necessità di chiudere il copertinario. Faccio così la mia conoscenza con uno dei tanti oggetti che animano la filiera editoriale. Si tratta di un fascicolo con il quale i promotori pubblicizzano ai clienti le uscite di una dato periodo del futuro prossimo. Vado a casa e in breve rispondo via mail a tutte le domande dell’editore. “Ora sei dentro e non puoi più scappare” mi rispondono loro alla fine. “E chi scappa… a me sembra un sogno…”

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