Archivi categoria: Racconti

Ma di notte c’è l’orizzonte?

Uno dei racconti pubblicati su questo blog è stato ripubblicato nel magazine online “OCa:Magazine” a cura di Cristina Cigognini. Il magazine fa parte di un sito che promuove opere dimenticate o ancora sconosciute perchè è anche sull’oblio che si fonda il sapere perchè “se non dimenticassimo, non potremmo neppure ricordare”. Questa volta l’oggetto culturale portato a galla è stato un mio racconto particolare, “Ma di notte c’è l’orizzonte?”, quasi un piccolo quadro a parole di un momento a me molto caro.

Non è la prima volta che tramite questo blog vengo in contatto con siti che fanno da punto di riferimento della produzione narrativa inedita ma ogni volta mi vine in mente quando da piccolo facevo il bagno al mare, a Santa Marinella, e steso sul materassino guardavo cosa c’era sott’acqua attraverso una maschera da sub. non la indossavo, la tenevo sul filo dell’acqua e improvvisamente un pezzo di fondo mostrava la conformazione die suoi scogli. Quel fondo era comunque lì ma senza il diaframma della maschera non potevo vederlo. La rete è piena di oggetti culturali abbandonati sul fondo come conchiglie abbandonate su quegli scogli ma è necessario che ci siano dei siti maschera per renderli visibili.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Blog, Racconti

Il fratello di Gecko

La palla è rotonda

La palla è rotonda

Il racconto “Il fratello di Gecko” è stato pubblicato in una raccolta edita da Giulio Perrone nella collana LAB. Il titolo del volume che raccoglie 40 racconti di giovani autori è “La palla è rotonda”.

Tra gli autori degli altri racconti pubblicati ce ne sono altri che hanno un blog e mi sembra simpatico segnalarveli:

Barbara Balbiano

Gabriele Mariani

Luigi Brasili

Manuela Del Romano

Riccardo Sorrentino

6 commenti

Archiviato in Pubblicare, Racconti

Il Manifesto di Scrittori Sommersi

“Gli scrittori devono tornare a ritrovarsi, a discutere, formare delle reti disseminate sul territorio e sostenersi a vicenda, devono uscire dal loro frustrato solipsismo”

È questo uno dei passaggi che più mi ha colpito nel Manifesto di Scrittori Sommersi, un  gruppo di giovani scrittori che stanno cercando di usare la rete per uscire dall’isolamento che spesso accompagna la passione della scrittura. Scrivere certo è un’attività che per sua natura regala intere giornate in compagnia solo della propria fantasia ma alla fine ognuno scrive perché le sue parole siano lette, in qualche modo, e non è facile. Il mondo dell’editoria è complicato e vive su equilibri estremaente delicati perciò credo sia decisivo che gli autori, coloro che proprio non riescono a fare a meno di controllare le parole che dal retro degli occhi scivolano fino alla punta delle dita e da lì sul foglio bianco oppure sullo schermo, prendano in mano gli strumenti offerti dalla tecnologia per mettere in circolo idee, suggestioni, stimoli. Se poi come in questo caso si riesce a produrre perfino una raccolta di 25 racconti pubblicata sul principale strumento sito mondiale di print on demand allora vuol dire che è proprio una bella storia.

1 Commento

Archiviato in editoria, marketing, Pubblicare, Racconti

Racconti nella rete

In questo periodo la rete offre molte possibilità per chi scrive racconti. Questo blog è nato per seguire il tentativo di pubblicazione di un libro ma credo che anche la circolazione di qualche mio racconto possa rappresentare in qualche modo un’opportunità. Così ho deciso di iscrivere alcuni miei racconti ai concorsi che mi sembravano più interessanti. Tra questi “Racconti nella Rete”, concorso promosso dall’Associazione Culturale LuccAutori  e giunto alla settima edizione, cui ho iscritto “La scatola dei ricordi”. I racconti selezionati saranno pubblicati in una raccolta che sarà poi presentata ad Ottobre. Se volete potete lasciare un commento anche se per farlo credo che prima dobbiate registravi e poi magari, una volta registrati potrebbe venire anche a voi il desiderio di partecipare… nel caso sbrigatevi che il tutto scade il 31 Maggio.

Lascia un commento

Archiviato in Pubblicare, Racconti

Ma di notte c’è l’orizzonte?

————————————————-

Ma di notte c’è l’orizzonte?

Me lo chiedevo una sera mentre stavo con Jeanne sul ponte che porta all’isola Tiberina. Eravamo appoggiati alla balaustra e guardavamo il fiume che scorreva come tutte le altre sere. Anche i ciottoli che lastricavano il ponte erano gli stessi di tutte le altre sere. Se non fosse stato per l’umidità che ovattava ogni immagine la luna sarebbe sembrata una falce affilata, mezza nascosta dai rami dei platani del lungotevere. Nessuno di noi parlava da almeno due minuti quando Jeanne mi disse di guardare i lampioni accesi verso l’orizzonte. Secondo lei sembravano palloncini illuminati. Sai quante volte li ho visti quei lampioni? Sai quante volte ci sono passato su quel ponte? Sai quante volte ho calpestato quei ciottoli? Un numero di volte che non posso ricordare.

Non lo so se di notte c’è l’orizzonte.

Jeanne quella sera aveva un cappotto grigio di tessuto grosso e due occhi neri neri, i capelli ricci e le braccia sempre incrociate, e strette. Strette come il nodo più stretto che c’è, quello che poi neppure lo puoi sciogliere e sei costretto a strapparlo se ci riesci, oppure a tagliarlo. Strette come se avesse il terrore che qualche pensiero potesse scappare via da suo cuore. Il fiume poteva scorrere come tutte le altre sere e i ciottoli potevano essere gli stessi da chissà quanto tempo. Anni, decenni, secoli perfino. Anche la luna chissà quante volte era già stata una falce affilata, eppure di essere su quel ponte quella sera lo ricorderò sempre. Come se tutto fosse per la prima volta. Deve essere probabilmente per quel cappotto grigio di tessuto grosso o forse per gli occhi neri neri di Jeanne.

Forse non c’è l’orizzonte di notte.

Due occhi possono fare miracoli. Una cappotto grigio di tessuto grosso invece no. Allora devono essere stati loro, gli occhi di Jeanne, a penetrarmi e ad addormentarsi in qualche piega della mia memoria. Lei sostiene che le mie parole sono castelli di carta costruiti sopra fondamenta fatte tutt’al più di sospiri. Lo dice ogni volta che parliamo. Lo dice ogni volta che ci guardiamo. Lo dice ogni volta che ricordiamo. Io non lo so se questo è vero o no. Non lo so cosa significano davvero queste parole. So solo che le scopro ogni volta che mi fermo a ripensare ai suoi occhi. Le vedo salire, arrampicarsi lungo la schiena, le sento scaldarmi il viso e infine le vedo materializzarsi davanti al mio sguardo stupito. Due occhi possono fare miracoli e rendere inutile perfino l’orizzonte.

Lascia un commento

Archiviato in Racconti

La scatola dei ricordi

Venerdì sera sono stato in un piccolo teatro a San Lorenzo (si chiama Abarico) per vedere uno spettacolo messo in scena da una compagnia di giovani attori. Non so se questa dei giovani attori sia una categoria con un qualche senso ma si usa. In ogni modo loro erano molto bravi e lo spettacolo “Questa sera 6 di scena”, un riadattamento di una “Nel bel mezzo di un gelido inverno”era molto carino. Dopo lo spettacolo siamo andati a mangiare e la discussione nata con due delle attrici mi ha messo addosso un’ incredibile voglia di scrivere qualcosa per il teatro. La scrittura, o meglio il desiderio di essa, è come una febbre.

Scrivere un romanzo è cosa molto diversa dallo scrivere un racconto. Per riuscire a chiudere un romanzo che credevo sufficiente a poter cercare di essere pubblicato ci ho speso diversi anni dopo aver pubblicato una trentina di racconti. Credo che anche scrivere una pezzo teatrale sia cosa altrettanto diversa per cui non avevo tempo da perdere. Mentre ero alle prese con le prime immagini e le prime battute le mani si caricavano di energia e così ad un certo punto ho aperto un altro file e ho cominciato a scrivere un racconto defaticante.

Qualche giorno prima avevo fatto una cosa che mi capita di fare di tanto in tanto, aprire uan scatola di scarpe in cui tengo tutte le lettere che ho ricevuto. A dire il vero non tutte perchè quelle legate alla prima storia d’amore non ressero il drammatico momento della prima esperienza di distacco. Sono errori che si fanno quando si pensa che tanto non si sopravviverà al dolore che lacera i tessuti dell’anima, ma questo non conta. Quello che conta è che alla fine ne è venuto fuori questo racconto “La scatola dei ricordi“.

Lascia un commento

Archiviato in Racconti