Editoria senza editing

Torno molto volentieri sulla questione dell’editoria a pagamento, ovvero dell’uso da parte degli autori di pagare la casa editrice per essere pubblicati. Lo spunto è una pregevole iniziativa, degna di quelle più ispirate delle Iene, realizzata dalla mia casa editrice, Zero91, che ha inviato a diverse case editrici un dattiloscritto previamente e volontariamente reso “sconclusionato, inutilizzabile, illeggibile, senza capo né coda”. Il risultato, non certo imprevedibile è stata una lettera di gradimento con tanto di proposta di pubblicazione di ben due case editrici, in entrambi i casi, ovviamente con richiesta di supporto per la copertura delle spese. Nel blog della casa editrice la storia è raccontata nei particolari, minimi e a volte imbarazzanti e credo valga davvero la pena di leggerla.

La cosa che vorrei sottolineare, alla luce anche della lettura dei commenti che negli ultimi giorni si sono avvicendati in modo convulso al post di Zero91, riguarda l’attività di editing, che almeno nel caso della è stata un’esperienza che ha dato molto non solo al mio romanza ma anche a me e alla mia capacità di capire cosa è la scrittura. Molti autori hanno ricordato spesso ai loro giovani epigoni che scrivere in realtà è solo il sinonimo di un altro verbo molto più adatto all’attività dello scrittore, il verbo riscrivere. Questo concetto, mi era chiaro già prima di partire per quella fantastica avventura che è lo scrivere un romanzo, ma è chiaro che la capacità di riscrittura che si ha da soli è incommensurabilmente minore di quella che si ha lavorando con un’altra persona. Non sto parlando semplicemente della possibilità di migliorare il testo, sto parlando principalmente della possibilità che io ho avuto di essere stimolato a guardare oltre il limite che le mie stesse parole mi avevano imposto.

Se l’editor non servisse allo scrittore allora il maestro non servirebbe al pianista oppure l’allenatore all’atleta. Mentre tutti riteniamo scontato che dietro a Pollini ci sia un maestro e dietro a Carl Lewis ci sia un allenatore lo stesso ragionamento non facciamo per Philip Roth, quando invece è esattamente la stessa cosa. Alla luce della mia esperienza io rivendico per ogni autore il diritto ad avere il miglior editor possibile e insieme quello ad averne uno, e credo che il limite più eclatante del modello messo in campo dalle case editrici a pagamento, sia quello di privare gli autori di questa esperienza profonda, necessaria e fantastica.

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Più libri più liberi

Erano diversi mesi che non mi capitavano emozioni forti come quelle provate durante la presentazione di “Quello che manca” alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”.  Sarò stato forse per il calore del pubblico di casa ben guidato dalla casa editrice al completo, o forse per la cura con cui Alberto Taraglio ha analizzato il mio romanzo, o forse ancora per il modo in cui Giuseppe Soleri ha letto alcuni brani. Di sicuro più volte mi sono chiesto se davvero fosse tutto vero. Ogni volta che mi trovo in una situazione del genere mi viene in mente il giorno in cui, da bambino, andai per la prima volta a piazza navona e rimasi ipnotizzato dalla macchina dello zucchero filato. Anche in quel momento non riuscivo a capire se fosse vero quello che vedevo. Inevitabilmente dovettero comprarmi quello strana nuvola attaccata ad un bastoncino. mangiai tutto, anche in fretta, che le nuvole durano sempre poco ma ricordo benissimo che non volevo andare via. Ero come catturato dalla magia di quel gesto che un vecchio in camice bianco continuava a ripetere. Non riuscivo a staccarmi da quella mano che roteava in cercafi filamenti biachissimi e alla fine l’unica cosa che mi venne in mente fu quella di portarmi a casa il bastonciono per ricordo.

Costantino Margiotta, Paolo De Lazzaro, Alberto Taraglio e Giuseppe Soleri durante la presentazione di "Quello che manca" a "Più libri più liberi"

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Intervista al TGCOM

Grazie a Daniela Parente qualche giorno fa sono stato intervistato da Lucia Bucolo del TGCOM. L’intervista era in diretta per il telegiornale in streaming sul web  ma ora è disponibile in forma di pillola nella sezione “Libri”, accompagnata da una breve recensione. Forse ero un po’ emozionato ma poi, sempre forse, mi sono un po’ sciolto. Non ricordo con precisione e atutt’oggi non sono ancora riuscito a rivedermi…

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Recensione su Bazarweb

Per chi non lo conoscesse Bazarweb è un sito che come dice il sottotitolo tratta di “Cultura e intrattenimento intelligente” e a dire il vero dentro c’è un sacco di cose carine. Ora c’è anche una recensione di “Quello che manca” che definire carina mi pare ingeneroso. Quando ho inviato il libro a Ciro Bertini perché lo leggesse ed eventualmente lo segnalasse non potevo sperare che scrivesse una pezzo così bello. Non potevo sperarlo perché seppur alle prime armi ho già imparato qualcosa dell’attenzione che molte persone dedicano a certe attività. Ciro Bertini no. Lui mi ha disorientato e quindi emozionato per la cura che ha messo non solo nello scrivere la recensione quanto piuttosto nel leggere il mio romanzo. Se non fosse stato così non avrebbe potuto descrivere l’essenza forse meglio di quanto avrei potuto fare io. Non potro mai ringraziarlo a sufficienza per questo.

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La prima presentazione

Domenica mattina Pavia dormiva ancora quando sono uscito per fare colazione. Erano le otto e mezza, pioveva, e non c’era un buco dove rifugiarsi. La prima presentazione di “Quello che manca” doveva avere inizio alle 11.00 ma io già ero in piedi da molto tempo e non trovavo buoni motivi per rimanere in albergo. Neppure la pioggia. Non mi sembrava di avere paura, però in effetti mi ero svegliato prima ancora della sveglia e la cosa non succede molto spesso.

Alle 9,45 avevo finito il cornetto e il cappuccino di un bar sotto i portici della piazza principale e quel che è peggio avevo finito anche di leggere il corriere della sera. non potevo rimanere ancora a lungo in quelo stanzino, accanto alla porta del bagno, con i turisti infreddoliti che chiudevano la porta tossendo potenziali catene di DNA mezzo umano e mezzo suino. Non mi sembrava di avere paura però in effetti il tempo camminava davvero troppo più lento del solito.

Alle 9,53 ero davanti alla vetrina della Feltrinelli che per fortuna rientra rispetto alla strada. Fortunatamente non ero solo e potevo mimetizzarmi con altri quattro disperati in attesa che il negozio aprisse. Ogni volta che ho fatto il presidente di seggio elettorale ho trovato la fila all’apertura ma non pensavo che lo stesse succedesse anche ai negozi. Meglio così. Davo meno nell’occhio mentre facevo finta di interessarmi ai “best seller” in vetrina. Non mi sembrava di avere paura però in effetti cominciavo a non sentire più troppo freddo.

Alle 10.03 finalmente una ragazza ha aperto e come una visione ho incrociato Lorenzo, il direttore della libreria. Ogni momento piacevole è pieno di belle piecevoli. Sono loro a renderlo tale. Uno è stato Lorenzo, sempre indaffarato ma altrettanto gentile e sinceramente interessato al suo lavoro. che poi in quel momento io rappresentassi in qualche modo il suo lavoro è una delle cose magiche che capitano a chi si trova a veder pubblicato un suo libro. Non mi sembrava di avere paura però in effetti quando l’ho salutato avev le mani leggermente sudate.

Alle 10.15 è arrivata la casa editrice al completo. Nel frattempo avevo potutto ammirare l’interno della libreria, una chiesa sconsacrata che nel passato aveva fatto in tempo ad ospitare anche un cinema. Credo che quello, le dieci e quindici intendo, sia stato l’ultimo minuto passato lentamente. Poi il tempo ha cominciato ad accelerare. Sono arrivati gli amici, gli amici degli amici e le persone capitate lì per caso. Alla fine sono arrivate anche le undici e abbiamo cominciato. Ora che ci ripenso da quel momento in poi non ricordo neppure che mi sembrava di non aver paura.

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Catena di lettura su Anobii

Ci ho messo un po’ a capire come utilizzare Anobii. Capita sempre così quando approcci le community, ma d’altra parte anche nella vita quando entri in un gruppo per le prime volte stai un po’ sulle tue cercando di capire come si comportano gli altri. Almeno a me capita così e alla fine grazie all’aiuto di Piperitapitta, che mi ha spiegato come funzionano le catene di lettura, mi sono imbarcato in questa esperienza che se non ci fosse stato internet sarebbe stata davvero impossibile.

In estrema sintesi la cosa è andata così: ieri mi sono iscritto al gruppo “Quattro chiacchiere con gli autori” ho postato un messaggio in cui proponevo in lettura il mio romanzo spiegando vagamente di cosa parlava e linkando una recensione. Poi sono andato a casa. Stamattina sono rientrato nella pagina del gruppo per vedere se qualcuno aveva risposto e ho scoperto con grande piacere che lo avevano fatto in cinque. A questo punto spedirò una copia di “Quello che manca” alla prima della lista che lo leggerà, se vuole lo commenterà sempre su Anobii, poi lo spedirà alla seconda e così via fino alla fine della catena quando il libro credo ritorni a me.

Per chi scrive il piacere non è certamente nel vendere copie, anche perché fino a soglie molto elevate la faccenda è assai poco remunerativa, ma nel saperle in lettura, perciò faccio i miei complimenti a chi ha pensato questa cosa e a chi la utilizza espandendo di fatto il diritto di leggere e quello di scrivere. Si, proprio diritto intendo, diritto di libertà per come la vedo io.

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Recensione su “lettera.com”

“Quello che manca” è stato recensito sul magazine online “lettera.com” specializzatissimo in libri, con un motore di ricerca che permette di scovare un sacco di cose interessanti dentro l’archivio. L’autore gli ha dato tre cagnolini e mezzo su cinque, ma anche voi potete votare…

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