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Pubblicare a pagamento. No grazie.

Qualche giorno fa mi trovo nella casella di posta elettronica una mail dalla casa editrice Robin. È una di quelle cui ho mandato copia del libro per cui mi affretto ad aprirla con una certa emozione. In fondo si tratta della prima risposta e voglio gustarmi anche un eventuale primo rifiuto.

Gentile signor De Lazzaro,
ci invii un suo recapito telefonico per contattarla in merito al romanzo Quello che manca che ci ha inviato.  Cordiali saluti

Se vogliono un numero di telefono non credo sia per dirmi che il mio libro non gli è piaciuto. La cosa si fa interessante. Di copie non ne ho spedite molte e ho evitato di farlo a caso. Robin l’ho scelta perché è di Roma, perché ha una collana di gialli e perché sul sito dice di rispondere comunque in un paio di mesi. Detto e fatto, in pochi minuti hanno il mio numero di telefono.

Il giorno dopo mi chiama una persona della redazione e mi dice che il libro è stato letto da due ragazze  e che entrambe hanno compilato una scheda con giudizi molto lusinghieri. Anzi aggiunge anche che raramente le capitano tra le mani schede così positive. Io fremo e gongolo. Mi dice che sono interessati a pubblicare l’opera e mi dice che mi spedirà appena possibile una proposta di contratto. Io sono sempre più contento. Parliamo ancora qualche minuto e prima di finire lei mi anticipa “per correttezza” che il contratto ha una clausola che prevede il riacquisto da parte mia di un certo numero di copie. La mia contentezza svanisce.

Avevo deciso di non mandare la copia dl romanza ai cosiddetti editoria  pagamento e non sapevo che la Robin, che avevo conosciuto per aver letto delle cose, fosse tra queste. Forse la mia posizione è semplicistica ma più o meno è questa: lo scrittore scrive, l’editore produce in modo industriale, il libraio vende e il lettore compra il libro. Il fatto che l’autore per attivare il tutto faccia la parte di 100 o 200 lettori non mi convince. In ogni modo decido di farmi un giro su internet per vedere se trovo qualche informazione che possa aiutarmi.

Mi imbatto per  prima cosa in un forum in cui si parla proprio della Robin e dell’opportunità di pubblicare a pagamento. La platea è divisa e le mie idee ondeggiano tra la tendenza a rifiutare e quella ad accettare. Trovo anche una pagina in cui il rapporto tra un autore esordiente e la Robin è descritto in termini tempestosi ma alla fine l’idea che mi faccio è che questa, tra le case editrici a pagamento, sia tra le migliori. Nel frattempo mi arriva il contratto con la famigerata clausola del riacquisto che riguarda 250 copie e quindi un valore discreto (250 x 14 = 3.500 Euro) e che tra l’altro prevede una rateizzazione che comunque precede la pubblicazione del libro.

Decido di approfittare della gentilezza dimostratami dalla persona della redazione per manifestare le mie perplessità e cercare di capire il punto di vista di un editore in questa faccenda della pubblicazione a pagamento perché magari da fuori uno non si rende conto di tutto. La domanda che faccio è la seguente:

Se voi davvero credete nella validità del mio lavoro perchè non credete che quelle 250 copie sarebbero facilmente vendute magari anche sulla base di attività autopromozionali che potrei portare avanti? È chiaro che se io accettassi la proposta e comprassi le 250 copie non le terrei a casa ma cercherei di rivenderle o regalarle a persone che invece altrimenti potrei invogliare all’acquisto. In qualche modo rappresenterebbe comunque una franchigia alle vendite da autopromozione.

La risposta fa riferimento ai tempi e non mi soddisfa. In estrema sintesi dice che loro anticipano i costi molto tempo prima di incassare con le eventuali vendite per cui in questo modo l’autore condivide questi costi. Ho capito ma qui siamo all’ABC del rischio industriale. Qualunque impresa anticipa capitale. In qualunque settore.

Continuo a girare su internet, trovo anche una petizione online contro l’editoria a pagamento, e a poco a poco tra le idee contrastanti ce ne sta una che comincia a consolidarsi. Questa faccenda della pubblicazione a pagamento vista caso per caso può essere anche accettabile ma vista a livello sistemico è un danno enorme per chi scrive. Infatti altera il mercato in uno dei suoi fattori più importanti quello dell’offerta. Lo altera perché aumenta il numero di opere pubblicate abbassando la soglia del rischio imprenditoriale per l’editore e questo provoca problemi di visibilità per gli autori bravi e di scelta per i lettori. Decido che non farò parte della schiera degli autori che pagano per vedere pubblicata la loro opera prima anche se non mi sento di condannare chi lo fa, non foss’altro perché io in tutto onesta ci ho pensato seriamente.

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