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La prima presentazione

Domenica mattina Pavia dormiva ancora quando sono uscito per fare colazione. Erano le otto e mezza, pioveva, e non c’era un buco dove rifugiarsi. La prima presentazione di “Quello che manca” doveva avere inizio alle 11.00 ma io già ero in piedi da molto tempo e non trovavo buoni motivi per rimanere in albergo. Neppure la pioggia. Non mi sembrava di avere paura, però in effetti mi ero svegliato prima ancora della sveglia e la cosa non succede molto spesso.

Alle 9,45 avevo finito il cornetto e il cappuccino di un bar sotto i portici della piazza principale e quel che è peggio avevo finito anche di leggere il corriere della sera. non potevo rimanere ancora a lungo in quelo stanzino, accanto alla porta del bagno, con i turisti infreddoliti che chiudevano la porta tossendo potenziali catene di DNA mezzo umano e mezzo suino. Non mi sembrava di avere paura però in effetti il tempo camminava davvero troppo più lento del solito.

Alle 9,53 ero davanti alla vetrina della Feltrinelli che per fortuna rientra rispetto alla strada. Fortunatamente non ero solo e potevo mimetizzarmi con altri quattro disperati in attesa che il negozio aprisse. Ogni volta che ho fatto il presidente di seggio elettorale ho trovato la fila all’apertura ma non pensavo che lo stesse succedesse anche ai negozi. Meglio così. Davo meno nell’occhio mentre facevo finta di interessarmi ai “best seller” in vetrina. Non mi sembrava di avere paura però in effetti cominciavo a non sentire più troppo freddo.

Alle 10.03 finalmente una ragazza ha aperto e come una visione ho incrociato Lorenzo, il direttore della libreria. Ogni momento piacevole è pieno di belle piecevoli. Sono loro a renderlo tale. Uno è stato Lorenzo, sempre indaffarato ma altrettanto gentile e sinceramente interessato al suo lavoro. che poi in quel momento io rappresentassi in qualche modo il suo lavoro è una delle cose magiche che capitano a chi si trova a veder pubblicato un suo libro. Non mi sembrava di avere paura però in effetti quando l’ho salutato avev le mani leggermente sudate.

Alle 10.15 è arrivata la casa editrice al completo. Nel frattempo avevo potutto ammirare l’interno della libreria, una chiesa sconsacrata che nel passato aveva fatto in tempo ad ospitare anche un cinema. Credo che quello, le dieci e quindici intendo, sia stato l’ultimo minuto passato lentamente. Poi il tempo ha cominciato ad accelerare. Sono arrivati gli amici, gli amici degli amici e le persone capitate lì per caso. Alla fine sono arrivate anche le undici e abbiamo cominciato. Ora che ci ripenso da quel momento in poi non ricordo neppure che mi sembrava di non aver paura.

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